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mercoledì 14 settembre 2011

Esperienze di azionariato popolare in Italia



Per fortuna che tra tutte le telenovele estive del Calciomercato qualche buona notizia ogni tanto esce fuori. Vogliamo parlare dell’azionariato popolare legato alle squadre di calcio. L’idea che la squadra di calcio sia un bene comune, un patrimonio dei tifosi e non un giocattolo oppure un’occasione di speculazione personale di un affarista è molto diffusa. L’elemento positivo è che anche in Italia si stanno sviluppando iniziative che cercano di concretizzare questa idea. L’anno scorso al Festival No Dal Molin abbiamo ospitato l’esperienza di Venezia United, progetto lanciato dai tifosi unionisti. Ci sono due esempi significativi da valorizzare che sono quello di Modena e Mantova. Per quanto riguarda la squadra emiliana, l’1% delle quote è di proprietà di una cooperativa di 228 tifosi  modenesi che si chiama “Cooperativa Modena Sport Club”. L’1% è vero che è una quota piccola, ma è un dato importante perchè è il primo esempio tra le squadre professionistiche. Molto importante è anche il caso mantovano. Il Mantova, dopo aver sfiorato la serie A ai playoff negli anni precedenti, l’anno scorso è fallita e questa stagione ha giocato in serie D. “Mantova United” è il progetto di azionariato popolare lanciato da un gruppo di tifosi virgiliani, che ha portato ad acquisire il 25% delle quote. Anche se in serie D, il Mantova è un esempio importante, perchè per la prima volta un gruppo di tifosi riesce a possedere una quota importante di una squadra.
Finalmente dopo la Spagna con Athletic Bilbao, Alaves, Barcellona e l’Inghilterra con United of Manchester, Wimbledon ed altri, anche in Italia ci si muove in modo serio tanto che stanno nascendo progetti di azionariato anche tra squadre con bacino di tifosi più ampio come Roma (My Roma) e Torino (Toromio) e comincia ad esserci un primo coordinamento nazionale, che potete visitare al sitowww.azionariatopopolareitalia.it
A livello europeo poi esiste già una rete ben avviata che si chiamaSupporters Direct
Per saperne di più su cosa sia l’azionariato popolare, i suoi principi ispiratori e come funziona prendiamo in prestito un pezzo tratto dal sito di “Modena Sport Club” e vi invitiamo a visitare questi due siti:
www.coopmodenasportclub.it
www.mantovaunited.com
“Il Modena F.C. ha avuto un recente passato positivo che ci ha rinfrancato dal fatto di aver dovuto aspettare più di trent’anni prima di poter calcare ancora palcoscenici importanti come San Siro o come l’Olimpico di Roma, dove ci siamo tolti anche lo sfizio di battere la “Magica” di Mister Capello.
Ma poi tutto si è deteriorato e siamo finiti di nuovo nella serie cadetta. Abbiamo assistito a troppe trattative e a troppe speculazioni fatte sulla pelle di chi poi alla fine è l’ultimo, ma in un certo senso anche il primo, fruitore di ciò che è e che rappresenta il Modena Football Club. Abbiamo dovuto subire risultati sportivi deprimenti e ci è stata tolta anche la prospettiva di gioie future annientando il settore giovanile, sacrificato in nome del bilancio.
L’idea dell’Azionariato Popolare è nata proprio in difesa di ciò che amiamo, per proteggere il Modena, finché siamo ancora in tempo, dalla “morte” sportiva.
Così è nata la Società Cooperativa Modena Sport Club che ha come unico obiettivo quello di acquisire il 100% del pacchetto azionario del Modena FC, consegnando così nelle mani dei tifosi che aderiranno al progetto, la proprietà della loro squadra del cuore.
Non sappiamo in quanti giorni, mesi, anni riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo, ma ci proveremo, iniziando anche con l’entrata in società con l’1% per poi iniziare una scalata che solo il tempo ci dirà se sarà possibile.
Solo i tifosi garantirebbero il bene del club a prescindere dai vari fattori economici, umorali e ambientali. A questo momento sono più di cento i soci ordinari e sovventori che hanno versato la quota di adesione e abbiamo raccolto 30.000, 00 euro. Altre 1.300 persone hanno sottoscritto schede di adesione ed aspettano di effettuare il versamento in base alla dimostrazione reale di una nostra entrata nel Modena F.C.
Abbiamo chiesto l’aiuto e il coinvolgimento del Comune, della Provincia, di associazioni di categoria, di piccoli, medi e grandi imprenditori locali, ma la cosa che ci ha riempito di gioia è che hanno risposto in numero considerevole tanti studenti, molti pensionati, tante casalinghe, tanti ragazzi minorenni che sognano ancora di poter sfidare il Milan, la Juve e l’Inter.
Al Braglia ci sono in media 7.000 ( in serie A eravamo 15.000) tifosi gialloblù ogni sabato a gridare il proprio amore per i canarini, se ognuno di essi aderisse all’Azionariato la quota per l’acquisto del club sarebbe ancora più vicina e finalmente potremmo dire a tutto il mondo calcistico che “il Modena è di chi lo Ama”.
Relazione tra cooperative e calcio.
Ci sono differenze nel modo in cui operano le società di calcio, soprattutto negli ultimi anni, e il modo in cui operano le cooperative.
Infatti, noi crediamo che ciò dimostri che la via che il calcio ha intrapreso, muovendosi alla ricerca del denaro ed allontanandosi dai tifosi, sia una delle ragioni per cui troppi club in Italia si sono ritrovati – come il Modena – con significativi problemi finanziari, con proprietari per i quali è sempre più difficile continuare con questo approccio – soprattutto durante una recessione.
Ma c’è speranza, e questa speranza è la cooperazione: la nostra situazione in Italia rispecchia quella che si è sviluppata nel calcio inglese pochi anni fa; problemi simili al Northampton Town portarono i tifosi a creare la prima cooperativa di supporters nei primi anni ‘90, tramite la quale rilevarono una quota nel loro club. Oggi la cooperativa è tra gli azionisti del club ed ha due rappresentanti nel direttivo.
L’iniziativa ebbe tanto successo e fu così importante che nel 1999 venne creata un’organizzazione chiamata Supporters Direct con lo scopo di aiutare altri gruppi di tifosi ad organizzare cooperative simili e raggiungere lo stesso scopo: che i tifosi avessero, in tutto o in parte, la proprietà del loro club. E uno dei principali sostenitori di questa organizzazione è Co-operatives UK, che rappresenta il settore cooperativo inglese, per un giro d’affari di 30miliardi di Euro.
In tantissimi casi queste cooperative di tifosi hanno aiutato i club coinvolti a diventare più stabili, spesso ricostruendoli dopo che avevano a lungo contato sui finanziamenti di singoli individui. Tutte le persone coinvolte hanno lavorato insieme per avere un club migliore: non c’è migliore dimostrazione nel calcio dei valori del movimento cooperativo in Inghilterra così come in Europa.
La cooperativa dei tifosi dell’Arsenal, club della Premier League inglese, è diventata un importante partner del direttivo del club, e controlla il 3% delle azioni. L’Arsenal è un club costruito sulla comprensione che tifosi sono la prima cosa da prendere in considerazione, e questa cooperativa è vista come un aiuto a proteggere il club per i tifosi attuali e futuri, tifosi che lo amano e per i quali ha grande importanza.
Lo Swansea City, club che era sull’orlo della chiusura, sotto un singolo proprietario privato, solo pochi anni fa, divenne per il 20% di proprietà della cooperativa dei suoi tifosi, e da allora ha costruito un nuovo stadio da 25mila posti ed ha ottenuto sul campo diverse promozioni, fino a sfiorare quella in Premier League nella passata stagione.
L’Exeter City, anch’esso sull’orlo della chiusura sotto un singolo proprietario privato, con debiti per 4,5 miliardi di Euro, fu acquistato nel 2003 dalla cooperativa dei suoi tifosi, che ha ricostruito il club nel corso degli anni. Sul campo, l’Exeter City ha appena conquistato la seconda promozione consecutiva ed è passato dal semi professionismo al gradino più basso del calcio professionistico inglese.
L’AFC Wimbledon, che è rinato come cooperativa di proprietà dei suoi tifosi dopo che l’originario Wimbledon FC fu portato loro via e spostato di 120 km, è stato promosso quattro volte, dalla nona alla quinta divisione del calcio inglese, in soli sette anni.
E l’FC United of Manchester – creato da tifosi del Manchester United che ne avevano avuto abbastanza del modo in cui il denaro stava distruggendo il loro club – è partito dalla nona divisione ed ha ottenuto tre promozioni in quattro anni, ed è vicino a costruire il proprio stadio. È un altro club di proprietà di una cooperativa di tifosi. Quest’anno è stato premiato da Co-operatives UK con un riconoscimento per avere promosso i valori cooperativi.
Questi sono esempi di cooperative attive nel calcio. Noi crediamo che anche il calcio possa beneficiare della forte tradizione cooperativa italiana, a tutti i livelli, Infatti, in Italia le cooperative competono nel libero mercato del settore alimentare, nel quale sono operativi quasi 130.000 punti vendita che impiegano quasi 56.000 persone, con 62 milioni di soci e ricavi annuali di 12 miliardi di Euro. Ed il nostro calcio condivide radici simili a quello inglese, in cui le persone si uniscono per giocare a calcio e per assistere alle partite. È un fenomeno collettivo.
In Germania, la proprietà dei club è di tipo cooperativo ed è questo che ha permesso al calcio tedesco di avere il campionato più profittevole in Europa, e anche uno di quelli di maggiore successo. La cooperativa è anche il modo in cui è strutturata la proprietà del club campione d’Europa, il Barcellona, e di diversi altri club spagnoli tra i quali il Real Madrid. Ed è qualcosa che sia la Commissione Europea e l’Unione Europea hanno appoggiato in modo importante e che l’Uefa ha indicato come il suo modello proprietario preferito.
Con il supporto dell’Uefa, Supporters Direct sta già aiutando gruppi di tifosi in 13 nazioni tra cui Germania, Spagna, Svezia, Israele, Repubblica Ceca e anche Italia, fornendo consulenza sui modelli cooperativi nel calcio e su come essere coinvolti nel club che amano. Il Modena Sport Club ha già beneficiato del loro supporto e di quello di altre cooperative di tifosi da tutta Europa.
Le cooperative non sono solo per l’olio d’oliva, per il vino o per i supermercati. È un fatto che le cooperative possono essere impiegate a tutti i livelli, che siano grandi e piccole, nel calcio come nel cibo, al Barcellona come al Modena.
È il momento che chiunque abbia a cuore il migliore interesse del Modena si unisca per salvare il club e per assicurarne il futuro. Per questo desiderio non possiamo pensare ad una espressione che sia migliore di cooperazione.”
tratto da: http://polindependiente.blogspot.com/

martedì 13 settembre 2011

Viaggio ad Amburgo per conoscere l’Azionariato Popolare tedesco



Presentiamo il video realizzato da MyRoma, l’associazione che cura l’azionariato popolare della as Roma e attiva nella battaglia contro la tessera del tifoso e per i diritti dei tifosi, sull’ azionariato popolare in Germania.
Buona Visione

domenica 4 settembre 2011

Venezia è un bene comune - Lega Nord, la commedia è finita!

Sabato 17 settembre 2011 a Venezia! Per la dignità, per i diritti, per la democrazia 

Logo No Lega 18 settembre 2011 Venezia
Venezia 17 Settembre 2011
Per la dignità, per i diritti, per la democrazia
Il prossimo 18 settembre il partito della Lega Nord chiamerà i suoi militanti a raccolta a Venezia per inscenare lo stanco rito della secessione simbolica.
I suoi dirigenti, dal palco di riva Sette Martiri, avranno poco di cui vantarsi: da tre anni ormai, determinanti per il sostegno parlamentare al decotto Berlusconi, al governo di “Roma ladrona” ci sono proprio loro. Occupano prestigiose poltrone ministeriali e fanno parte, a pieno titolo, della Casta. Allo stesso modo, guidano comuni e provincie in tutto il Nord, e qui hanno occupato i consigli d’amministrazione di enti di ogni genere. Gestiscono potere, distribuiscono risorse, curano clientele. Eppure, la crisi avanza. Crescono di giorno in giorno le difficoltà a mettere insieme un reddito dignitoso per lavoratrici e lavoratori, precari e partite Iva, artigiani e piccoli imprenditori. Al posto del promesso federalismo arrivano i tagli alla sanità e al welfare. Al posto dell’autonomia impositiva, ticket e nuove tasse.
Ad essere recitati saranno allora, ancora una volta, gli slogan vuoti della retorica secessionista, le chiacchere roboanti del populismo e della demagogia, e soprattutto le oscene parole dell’odio verso i migranti e i “meridionali”. Questa volta più che mai serviranno a raccattare consenso per un partito che, invece, dal governo in cui siede, ha scelto di gestire la crisi scaricandone il prezzo sui più deboli, di imporre dall’alto le decisioni alle comunità territoriali a Nord come a Sud, di sostenere la distruzione sistematica dei diritti dei lavoratori.
Per questo siamo indignati. Perché sappiamo che dove c’è razzismo non c’è dignità, dove le decisioni vengono prese dall’alto ad essere sconfitte sono le istanze democratiche, dove dominano retorica e populismo ad essere sconfitta è l’alternativa per una società più giusta.
Facciamo allora appello a tutte e tutti, perché la Casta padana che sta gestendo la crisi senta forte la voce di chi la crisi non è più disponibile a pagarla, per non lasciare che le parole dell’odio coprano le tante voci di quanti, in questi mesi, hanno marciato per il cambiamento. Facciamo appello ai migranti ed alle associazioni anti-razziste in lotta contro la sanatoria truffa, per una accoglienza degna, per i diritti di cittadinanza; ai comitati per la difesa del territorio e dei beni comuni; agli studenti che si battono per la conquista di un presente ed un futuro migliori; ai sindacati ed ai lavoratori che difendono la dignità nel lavoro; a tutti i cittadini indignati di questa Regione e di questo paese perché sabato 10 settembre 2011, a Venezia, a ridosso del raduno della Lega, soffi forte il vento dell’alternativa.
Lega Nord, la commedia è finita. E’ ora invece di alzare forte la voce: per i diritti, la dignità, la democrazia. SABATO 17 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE con concentramento alle ore 15 piazzale antistante la Stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia
Promuovono:
Rete Tuttiidirittiumanipertutti (Venezia), Liberalaparola (Venezia), Razzismo Stop (Venezia), FIOM provinciale di Venezia, Coordinamento Studenti Medi (Venezia e Mestre), Coordinamento Studenti Universitari (Venezia), Centro Sociale Rivolta (Marghera), Sale Docks (Venezia), Laboratorio Morion – Casa dei Beni Comuni (Venezia), Il Villaggio (Venezia), Assemblea Permanente Contro il Rischio Chimico (Marghera), COBAS - Comitati di Base della Scuola (Venezia), Urban Code (Venezia), Wonderland Libreria Fumetteria (Mestre), Associazione "Io Clandestino" (Venezia), Gruppo Mani Tese di Mestre, SEL Federazione di Venezia, Libreria Marco Polo (Venezia), Associazione Djembe (Venezia), Circolo ARCI Metricubi (Venezia)
PER ADERIRE MANDA UNA MAIL A: venezia17settembre@libero.it
Prime adesioni:
Presidio No Dal Molin (Vicenza), FIOM del Veneto, Bocciodromo (Vicenza), Razzismo Stop (Padova), Cso Pedro (Padova), ADL USB (Padova), Ass. Ya Basta (Padova), Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola pubblica (Padova), Brigata di Solidarietà Attiva (Padova), Associazione per la Pace (Padova), Razzismo Stop (Treviso), FuoriClasse, Scuola di Italiano per il Mondo (Treviso), ADL-USB Treviso, Quotidiano Ambientalista Terra, Rete Contro il Nucleare (Chioggia), COBAS - Comitati di Base della Scuola (Veneto), Circolo del Manifesto (Padova), Cso Bruno (Trento), Ass. Ya BAsta (Trento), Laboratorio Insurgencia (Napoli), Laboratorio Palayana (Universita’ Federico II , Napoli), Rete Commons! (Napoli e provincia), Associazione Shimabara (Marche), Polisportiva Antirazzista Assata Shakur (Ancona), Comunità in Resistenza (Empoli), Ashiwa per l'integrazione Quarto (Napoli), Ass. Città Migrante (Reggio Emilia), Laboratorio Aq 16 (Reggio Emilia), Cs Tpo (Bologna), Squadra di calcio antirazzista "La Paz!" (Parma),Casa Cantoniera (Parma), ArtLab (Parma), Lab.Paz Project (Rimini), Ass. Rumori Sinistri (Rimini), Cobas PT-CUB (Padova)

Tratto da: Globalproject.info

sabato 3 settembre 2011

L’allenatore col manganello


di Mauro Valeri
Pochi mesi fa, alla notizia che Paolo Di Canio potesse diventare allenatore del lo Swidon Town (League Two, la quarta divisione inglese), avevamo avanzato la speranza che tale ipotesi naufragasse. Nonostante alcune critiche giunte anche dalla stessa Inghilterra, alla fine Di Canio era stato ingaggiato, accompagnato dal beneplacito di alcuni giornalisti sportivi, che continuavano a esaltarne un suo lontano gesto di fair play, dimenticando invece altri comportamenti assai scorretti tenuti dal calciatore, in campo e fuori. Il nostro veto era sia “politico”, sia tecnico. Il calcio “fascista” ha poco a che fare con la cultura sportiva. Ora la storia sembra darci ragione. Non solo Di Canio ha dimostrato di essere un pessimo allenatore (nelle prime cinque partite, tra Coppa e campionato, ha rimediato cinque sonore sconfitte), ma nell’ultima gara contro il Southampton ha anche dimostrato quanto sia ormai sbiadito quel tanto declamato gesto di fair play e quanto sia più in continuità con comportamenti da vero “fascista”. Ecco i fatti, avvalorati anche da un video amatoriale da tutti visionabile. Di Canio ha qualcosa da dire ad un suo giocatore, Leon Clarke (casualmente nero di pelle), e lo invita negli spogliatoi strattonandolo per la maglietta. Clarke non si fida (forse conosce il passato e il presente del suo coach?); così blocca i piedi e toglie la manaccia che Di Canio, “amorevolmente”, gli aveva messo dietro il collo per meglio spintonarlo. La scena ricorda un po’ i rastrellamenti polizieschi, se non fosse che Clarke è in divisa sportiva e Di Canio con giacca e cravatta stile fair play. Comunque sono scene mai viste su di un campo di calcio professionista. In genere, ad un allenatore viene richiesto di utilizzare un certo carisma e non certo il manganello. Con le buone e, soprattutto, con le cattive, Clarke viene accompagnato nel tunnel e da lì nello spogliatoio. Qui le immagini del video si fanno meno chiare, ma si capisce che Di Canio mette ancora le mani addosso a Clarke, il quale si trattiene per rispetto dei ruoli o perché una scena simile non gli era mai capitata nella sua pur lunga esperienza professionistica. Urla e spintoni come una vera aggressione. Poi il video si chiude. Difficile sapere cosa sia realmente accaduto in quello spogliatoio. Più prevedibile è ipotizzare cosa accadrà nei prossimi giorni. Di sicuro la carriera da allenatore di Di Canio sembra ormai chiusa, almeno con lo Swidon Town. Ma c’è quasi la certezza, che già avevamo espresso, che presto lo rivedremo negli studi televisivi italiani come esperto commentatore calcistico (esperto di che?), perché si sa che in Italia questi precedenti sono considerati al pari delle sciocchezzuole. Oggi chiedere al circo calcistico una maggiore coerenza con quella che è la cultura sportiva sembra davvero troppo. Anzi, temiamo che tra FIGC e giornalisti “sportivi” qualcuno avanzi anche l’interpretazione che si sia trattato di un episodio di disdicevole “resistenza ad allenatore italiano”, richiedendo l’arresto del nero Clarke e proponendo il prode Di Canio come l’allenatore della Nazionale “davvero” italiana.

tratto da: Sport alla rovescia

sabato 27 agosto 2011

Il campionato inizia: ma finirà?



di Giuliano Foschini e Marco Mensurati
In Italia sta per cominciare un campionato di calcio che non si sa come e se finirà. La questione non è sportiva. Ma giudiziaria, meglio criminale. Ci sono quattro procure italiane che in questo momento stanno indagando sulla regolarità delle stagioni appena concluse. E tre di queste istruttorie sono condotte da dai pm dell’antimafia. Sì perché i magistrati e i migliori investigatori di polizia, carabinieri e Finanza stanno scavando – ascoltando migliaia di intercettazioni telefoniche, ricostruendo flussi di denaro su conti protetti esteri, riempiendo pagine con le dichiarazioni dei pentiti – sui rapporti, spesso simbiotici, tra un pezzo del mondo del pallone e la associazioni mafiose. ‘Ndrangheta, camorra, così come le mafie slave e asiatiche hanno messo le mani sulla quinta azienda italiana, il calcio, lucrando sulle scommesse sportive, corrompendo giocatori e dirigenti, indirizzando i risultati sportivi dei campionati maggiori, compreso quelli di serie A.
La prima inchiesta a svelare il vaso di Pandora è stata quella della procura di Cremona che recentemente ha determinato i verdetti della giustizia sportiva: penalizzazione per l’Atalanta in serie A (con squalifica del suol capitano Cristiano Doni) e una raffica di punizioni tra serie B e serie C. Per i giudici sportivi, così come per i magistrati di Cremona, esisteva un’associazione a delinquere che truccava le partite per favorire gruppi di scommettitori. Il più attivo era quello dei bolognesi, che faceva capo all’ex centravanti della nazionale Giuseppe Signori, adesso radiato. Ora, questo gruppo è stato bollato dall’ambiente come una “mandria di sfigati”, un po’ come hanno fatto gli uomini del Pdl con la P3 di Flavio Carboni e Pasqualino Lombardi. I pm anche in questo caso, però, sono convinti che le cose non stiano esattamente così. Anzi. La convinzione nasce dal lavoro che in queste settimane sta svolgendo sotto traccia la squadra mobile di Cremona in collaborazione con il Servizio centrale operativo della Polizia. Analisi dei tabulati telefonici, di alcuni reperti sequestrati agli indagati (agendine e computer, soprattutto) e soprattutto dai controlli bancari. In sostanza stanno seguendo i soldi. E non mancano le sorprese.
A finanziare “questo gruppo di sfigati” c’è senza dubbio la criminalità organizzata serba che faceva riferimento al gruppo “degli zingari”, per citare alcune conversazioni telefoniche. Gli “zingari” sono soliti avvicinare i giocatori, anche di serie A, pagare loro 300mila euro (mentre le tariffe scendevano a 120mila per la B, 40-60mila per la C) e combinare le partite. I metodi sono standardizzati. E li ha raccontati Massimo Erodiani, il gestore di alcune ricevitorie di Pescara dove il gruppo andava giocare, nel suo interrogatorio con il procuratore capo di Cremona, Roberto Di Martino. Si parla di Genoa-Lecce, partita che doveva finire con tanti gol, “over”, ed effettivamente finirà poi con un rocambolesco 3-3. Il match interessava alla mafia serba che, tramite il portiere della Cremonese Marco Paoloni (anche lui radiato), cerca di contattare l’attaccante del Lecce, Daniele Corvia. Ora, Paoloni racconta di aver sempre millantato i contatti con il suo ex compagno nelle giovanili della Roma e di essersi spacciato per lui su Skype in più occasioni. La procura non gli crede completamente e in attesa di ricevere i risultati delle analisi tecniche ha iscritto Corvia nel registro degli indagati. Comunque, racconta Erodiani: “L’unico gruppo che era in grado di finanziare quella partita era quello degli “Zingari”, al costo di 200mila euro. La corruzione riguardava i soliti giocatori del Lecce”. Gli “zingari” sono un gruppo organizzato: muovono grandi quantità di denaro, spostano fino a otto milioni di euro su ogni partita, se sgarri fanno male (“avevamo paura uccidessero Paoloni” ammettono gli investigatori). Una realtà mafiosa attiva anche all’estero e già emersa nelle istruttorie della magistratura tedesca su risultati taroccati e puntate record. Ma non ci sono solo i serbi.
Al pallone italiano sono interessati i gruppi asiatici che entrano nel business tramite i bolognesi. Il sistema per scommettere è semplice, il più classico utilizzato dai riciclatori di denaro all’estero. In Asia c’è un emissario dei bolognesi che punta grandi cifre (lo scorso anno su un match di serie B sono stati giocati 12 milioni in un’ora) senza che venga spostato denaro. Provvede da solo e incassa da solo la vincita. Dall’Italia arrivano le imbeccate e c’è un uomo di collegamento. Per questo filone la procura di Cremona ha già un nome sul taccuino: Gigi Sartor, ex difensore e compagno di squadra di Signori a Bologna. Mentre sono cominciati gli accertamenti su una strana visita che lo scorso anno proprio Signori fece al campo di allenamento del Bologna (con tanto di chiacchierata con alcuni giocatori) insieme con un gruppo di asiatici: disse si trattava di giornalisti, non era vero. Ora si sta cercando di capire chi fossero.
Ma la criminalità di casa nostra non resta a guardare. E sarebbe entrata in campo da tempo. I magistrati di Cremona hanno trasmesso verbali e intercettazioni a due procure distrettuali antimafia: Bari e Napoli. In Puglia il punto di collegamento è Antonio Bellavista, ex capitano della squadra biancorossa, centrocampista dai piedi grezzi dal cervello assai svelto. Bellavista entra in contatto con il gruppo dei bolognesi e porta in dote qualche risultato di campionati minori e amici scommettitori pugliesi. Chi sono? La domanda se l’è posta il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati. E la risposta, che potrebbe venire formalizzata molto preso, sembra essere deflagrante. Bellavista è in contatto diretto con alcuni uomini vicinissimi al clan più spietato della mafia barese, quello dei Parisi. Più volte nelle intercettazioni compaiono alcuni dei fiduciari che gestiscono la cassa della famiglia: riciclatori professionisti che puntano forte sul calcio. E’ il caso dell’over di Bari-Livorno (incontro di Coppa Italia) o di alcune soffiate che arriverebbero direttamente dallo spogliatoio barese, come per il derby perso con il Lecce. I carabinieri del nucleo operativo hanno bussato nelle scorse settimane a una serie di ricevitorie di tutta Italia per recuperare alcune matrici di schedine vincenti.
A Bari c’è il clan Parisi, mentre a Napoli ci sono un po’ tutti. Ha fatto il giro del mondo la foto di Antonio Lo Russo, figlio del padrino Salvatore e ora latitante, a bordo campo durante Napoli-Parma del 2010. Non fu una partita qualsiasi. Il Napoli era in vantaggio per 2-1 nel primo tempo. Poi accadde qualcosa. “Una fonte confidenziale già giudicata attendibile – ricostruiscono i carabinieri in un’informativa inviata alla Procura – racconta che molte persone riconducibili ai clan Lo Russo e degli Scissionisti, durante l’intervallo tra primo e secondo tempo, hanno effettuato svariate scommesse con puntate piuttosto elevate sulla vittoria del Parma”. Non sbagliarono. Rientrato in campo il Napoli sembrava un’altra squadra, Fabio Quagliarella si fece espellere e il Parma ribaltò il risultato: vinse 3-2 escludendo il Napoli dalla Champions ma facendo incassare tanti soldi agli Scissionisti e agli uomini di Lo Russo. Ed era stato proprio il boss Salvatore Lo Russo, in cella dal 2007, a svelare qualche mese prima ai pm napoletani i retroscena degli interessi della camorra nel calcio scommesse, sin dai tempi di Maradona. Mentre un altro pentito, il cui nome rimani top secret, sta riempiendo pagine di verbali davanti al procuratore aggiunto Giovanni Melillo e ai pm Antonello Ardituro, Danilo De Simone e Vincenzo Ranieri. Il primo racconto risale allo scorso 15 giugno, al quale ne sono seguiti altri. Le partite nel mirino per il momento sono tre: Napoli-Parma, appunto, ma anche Sampdoria-Napoli 1-0, ultima del campionato 2009-2010 e Lecce-Napoli 2-1, terzultima giornata dello scorso campionato. Dopo averlo ascoltato, i magistrati hanno ordinato alcune perquisizioni: quella dell’ex calciatore del Chievo, Michele Cossato, e del giornalista di Sky, esperto di calciomercato e amico di molti calciatori del Napoli, Gianluca di Marzio, entrambi indagati. Il sospetto è sempre lo stesso: la camorra corrompe giocatori o compra informazioni sulle partite truccate per ragioni sportive (non è un caso che la maggior parte delle gare sospette si giochino al termine del campionato, quando i giochi sono fatti) per scommetterci, guadagnare e riciclare.
Nel business si sarebbe tuffata, in modo importante, anche la ‘Ndrangheta. Che un tempo gestiva i campionati minori al Sud mentre ora avrebbe fatto il grande salto puntando ad alcuni dei club più importanti in Italia. E’ quello a cui sta lavorando una procura antimafia del centro Italia che ha in mano intercettazioni, deposizioni e controlli incrociati su tabulati e conti correnti che dimostrerebbero come boss calabresi abbiano messo le mani su un giro di scommesse legate alla serie A (con la complicità di alcuni ex calciatori) e creato, con il sostegno di imprenditori insospettabili, società per ripulire i fondi riciclati. L’indagine è chiusa, presto potrebbero esserci grandi sorprese in questo campionato giocato in parallelo da pm e calciatori.

Tratto da: l’ Espresso del 23.08.11

Basta! La Padania non esiste. La nostra Repubblica è l’Italia, la nostra patria è il Mondo intero


Sabato 10 settembre è prevista l’ennesimo colpo di teatro di Bossi & C. teso a riaffermare una fantomatica Padania per distrarre l’attenzione dalla dura realtà di tutti i giorni che in molti viviamo e soprattutto dai pesanti sacrifici che, con la manovra economica, il Governo PDL_LEGA sta per scaricare sui lavoratori dipendenti, pensionati e famiglie.

Montecchio Maggiore dovrebbe diventare il palcoscenico del cosiddetto “Giro della Padania”, presentato come una gara ciclistica importante, altro non è che l’ennesimo tentativo di far passare in modo subdolo nell’immaginario collettivo l’esistenza di questa inesistente terra promessa, che secondo i leghisti risolverebbe i nostri problemi.
Per questo non si fanno scrupoli di usare, per bassi interessi di parte, per dividere, per ingannare i cittadini, uno sport nobile e popolare come il ciclismo il cui momento più significativo è invece proprio il Giro d’Italia che unisce, nel suo passaggio tutti i territori.
La Lega, che al nord si lancia contro “Roma ladrona” e tappezza le nostre strade con slogan come “paròni a casa nostra”, cerca di nascondere le sue importanti responsabilità di governo che durano da quasi un decennio. Il disastro economico e sociale che investe oggi l’intero paese, i provvedimenti di bilancio che strangolano i cittadini e gli enti locali (alla faccia del federalismo), il coro di chi criminalizza i cittadini che si ribellano alle imposizioni antidemocratiche, in Val di Susa come a Vicenza con il Dal Molin, C.I.S. di Montebello ecc. sono anche opera loro. Non basta più agitare la bandiera della Padania per lavarsi la coscienza e la reputazione.
Le responsabilità della Lega, i suoi insuccessi al governo, le sue clientele e nepotismi, la sua fame di potere e denaro stanno ormai diventando evidenti anche per sostenitori storici del carroccio e non serve distogliere l’attenzione attraverso l’idea di questa inesistente nazione padana, o individuando di volta in volta nuovi nemici su cui scaricare le colpe.
Una volta erano i terroni, da mandare in pasto ai leoni, poi i migranti, poi la cosiddetta ’Casta’ ma nella sostanza nulla è cambiato. Sono proprio loro che fanno parte della Casta; perchè dovrebbero cambiare? Si crea invece un capro espiatorio additando i deboli e gli ultimi, per nascondere l’incapacità di chi ha la responsabilità, la forza ed il potere per agire.
Esiste, per fortuna, un altro Veneto, tollerante e solidale, che vuole ricostruire un senso di comunità e solidarietà per affrontare la crisi, senza utilizzare le armi della paura e dell’esclusione, che non si fa ingannare da slogan vuoti e falsi, ma che intende lavorare giorno per giorno per ricreare una società aperta, inclusiva, giusta ed equa. Dalla palude in cui tutto il nostro Paese è immerso si può uscire solo con un enorme gesto di generosità e solidarietà tutti insieme.
Dobbiamo dire BASTA a questa mistificazione!
Per questo il 10 settembre saremo a Montecchio Maggiore, senza distinzione di provenienza, senza guardare allo stato sociale, alla carta d’identità o al permesso di soggiorno, perché quel giorno noi, cittadini del mondo, diremo chiaramente e a voce alta che LA PADANIA NON ESISTE, la nostra Repubblica è l’Italia e la nostra Patria è il Mondo Intero.
per sottoscrivere l'appello scrivi a comunicazione@nodalmolin.it

Tratto da: www.nodalmolin.it

lunedì 22 agosto 2011

Politica e pallone casta contro casta



di Alberto Piccinini
Per Calderoli i calciatori sono una «casta di viziati». Per Galliani sono «signorini». O meglio, lo sarebbero nel caso non volessero versare il loro contributo extra allo stato. Il tono è vagamente breriano. Vagamente.
Perché Brera prima che sugli abatini avrebbe puntato il dito sui «ricchi scemi», i presidenti di calcio e le loro follie. Certo quelli erano gli anni Sessanta, tutt’altro clima. Ma qualcuno sussurra che il messaggio di Galliani sia forte e chiaro soprattutto per i calciatori del Milan, protagonisti spesso inconsapevoli della politica italiana degli ultimi anni per tramite del loro Presidente. Pagate, o sono cavoli amari. Si parla di supertassa. Supertassa e calciatori. Supertassa e casta. Casta contro casta. C’è soltanto una categoria sociale potenzialmente più odiata dei politici, ogni volta che lo Stato, la crisi, la congiuntura, costringono i cittadini a mettere le mani nel portafoglio: i calciatori. In mutande. Loro in mutande. E noi cittadini, allora? Eccetera.
In questo, la sparata di Calderoli è abbastanza elementare. Capitò già all’epoca degli ultimi Mondiali un botta e risposta tra la Lega e la Nazionale sui «premi partita» e gli ingaggi. «E’ giusto – disse Calderoli – che anche i calciatori italiani partecipino dei sacrifici degli italiani di fronte alla crisi».
Il fiscalista Uckmar ha semplicemente spiegato l’altro giorno al Corriere che «se si trattasse un tributo autonomo non sarebbe coperto dal contratto stipulato tra calciatore e società, se invece si trattasse di un aggiunta all’aliquota Irpef saremmo nel regime dell’Irpef». Dunque, dovrebbero pagare la società. I calciatori, come si sa, sono lavoratori dipendenti. Tanto che fino a qualche giorno fa minacciavano di scioperare per il rinnovo del loro contratto. In alcuni casi, abbiamo appreso, gli accordi tra società e calciatore si spingono a considerare una retribuzione netta, lasciando tasse e imposte ai club. La palla, in questo caso, passerebbe ancora ai «ricchi scemi». E’ un altro dei grandi espedienti retorici del calcio, per chi frequenta la materia: «Non sono io che li ho chiesti – rispondono i calciatori a chi li accusa di irresponsabilità – sono loro che me li danno».
Non è chiaro davvero, tuttavia, da dove vengano le voci che vorrebbero i calciatori restii a mettere le mani nel loro portafoglio per il «contributo di solidarietà» imposto dalla manovra. Si tratterebbe, facendo i conti all’ingrosso, di circa 55 milioni di euro sugli 1,1 miliardi di stipendi corrisposti per la sola serie A. Non è poco.
E’ abbastanza probabile che le superstar, assistite da uno stuolo di agenti e commercialisti, non si interessino granchè della questione. Del resto il calcio ad alto livello sta diventando un mercato completamente globalizzato, i legami dei calciatori con le nazioni nelle quali risiedono sono sempre più labili. Come nel caso di Eto’o, si può andare a giocare nel Daghestan dall’oggi al domani per una tombola di soldi. E senza tradire nessuno. O quasi.
Altro sarebbe il problema – ha fatto notare tiepidamente l’Assocalciatori nella persona del suo presidente Damiano Tommasi – per i moltissimi che giocano nelle piccole squadre, o nelle categorie inferiori. «Nessun problema – ha ribattuto prontamente il ministro La Russa – Si ricorra al mutuo soccorso di coloro che guadagnano 10 milioni l’anno».
Casta contro casta, di nuovo. Come finirà? Il presidente della Lega calcio Maurizio Beretta ha chiesto ai calciatori «un segnale di responsabilità». Costerà poco, renderà bene. Fino alla prossima crisi.
tratto da: il Manifesto