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domenica 9 ottobre 2011

Roma 12.10 ore 16 - #occupiamobankitalia Per non pagare il debito! Per riscuotere il credito sociale! Verso il #15oct


https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-snc4/276434_183372021741029_732139704_n.jpgI Draghi ribelli apronola campagna su facebook e su twitter #occupiamobancaditalia - Ecco il comunicato che riportiamo sul nostro sito.
In tutto il mondo si moltiplicano le mobilitazioni contro la dittatura finanziaria delle banche e della speculazione globale che usano la crisi per attaccare e smantellare i servizi pubblici, il welfare, la formazione, per cancellare i diritti e appropriarsi dei beni comuni. Da Madrid a New York, da Santiago del Cile ad Atene, da Tel Aviv a Re...ykjavik, si alza la voce delle "(multi)generazioni senza futuro" che non vogliono pagare la crisi, che si sottraggono alla retorica della "responsabilità generale" del debito, che immaginano un'alternativa di società a partire dalla redistribuzione radicale delle ricchezze e dalla condivisione delle risorse comuni. Il 99% del pianeta è indisponibile a subire l’avidità di pochi.

In vista della giornata globale del 15 ottobre contro le politiche di austerità imposte dalla Banca Centrale Europea e dal governo Berlusconi, il 12 ottobre organizziamo un evento pubblico di protesta e di proposta che individui nella Banca d'Italia e nella BCE le istituzioni di una nuova governance globale che impone decisioni al di fuori da qualsiasi legittimità democratica.

Il 12 ottobre, a palazzo Koch, nel cuore della capitale, si terrà il convegno internazionale "L’Italia e l’economia mondiale, 1861-2011", con la presenza del Presidente della Repubblica Napolitano e del Presidente della Banca d'Italia Draghi.

Ai piani segreti della Bce e alle sue "raccomandazioni riservate", alle lettere di Draghi e Trichet rispondiamo con una lettera pubblica al Presidente Napolitano, in quanto garante della Costituzione italiana, oggi oggetto dell'attacco neoliberista bipartisan che vorrebbe inserire nella nostra carta fondante il vincolo del pareggio di bilancio. La chiamano la “regola d’oro”, noi la conosciamo come povertà e la chiamiamo ingiustizia: le nostre vite non sono in debito, le nostre società non le detiene nessuno.
Vogliamo mettere in discussione il ricatto del debito, far emergere l’urgenza della redistribuzione delle ricchezze, per difendere i diritti di chi lavora e per un nuovo welfare universale che contrasti la precarietà e l'intermittenza di reddito.

In sintonia con le acampadas e le libere occupazioni in Spagna, negli Usa e in tanti altri paesi, costruiamo uno spazio pubblico di incontro e di protesta prolungata. Esprimiamo la nostra voglia di giustizia sociale e di cambiamento attraverso una semplice rivendicazione: non paghiamo il debito! Riscuotiamo il credito sociale!

Il 12 ottobre alle 16, troviamoci sotto la sede della Banca d’Italia di via Nazionale, senza bandiere e oltre i recinti delle identità, per rivendicare insieme il diritto all’insolvenza. Siamo il 99%, abbiamo un mondo intero da reinventare.

12 ottobre, ore 16, @ Banca d’Italia (Via Nazionale, Roma)
#occupiamobankitalia verso il 15Ottobre

Tratto da: Unicommon.org

Serbia – Italia: l’inutile e l’ineluttabile


di Ivan Grozny
Quella che si giocherà al Marakanà di Belgrado è fondamentalmente una partita inutile per l’Italia. Affrontare i padroni della Serbia avendo già raggiunto la qualificazione dovrebbe lasciare tranquilli tutti. Invece, nel ricordo di quanto è successo all’andata, è chiaro che ci si ponga delle domande.
Almeno ogni tanto, è lecito aspettarselo anche da parte di chi solitamente non lo fa.. ma il problema è stabilire che tipo di domande ci si pone.
Mi spiego. In questi giorni tutti a ricordare Ivan Bogdanov – Ivan il Terribile, la “bestia”, l’uomo che ha messo a ferro e fuoco lo stadio Marassi di Genova. Tutti a dire che sono episodi da stigmatizzare, e lo ha fatto anche Mihajlovich, a dire poco criticando il comportamento degli Ultras serbi quel giorno.
Quindi, tutti a dire che è stata una vergogna, che certi comportamenti sono inaccettabili.
E quindi? No, voglio dire. Tutto qui?
Perché le questione, e mi sembra di potere dire, non solo a me, erano tante, diverse e inquietanti. Ma possibile che tutto si racchiuda in una questione di “disordine pubblico”?
No, io non ci credo. Non può sempre essere tutto ridotto a impedire di andare allo stadio queste e quelle persone. E’ non solo riduttivo, ma sfacciatamente inaccettabile.
Ricordiamo cosa abbiamo detto in occasione della partita di andatahttp://sportallarovescia.wordpress.com/2010/10/13/nostalgia-canaglia/
Il piccolo dibattito che si è aperto sul blog in quella occasione può già darci diversi spunti di riflessione. Aggiungiamoci che, gli italiani che si stavano mobilitando per andare a seguire la Nazionale fanno parte tutti di Ultras Italia, sigla che raccoglie supporter dalle curve più nere d’Italia: Verona, Treviso, Padova, Ascoli Piceno, Pescara, Reggio Calabria, Angri, tanto per fare dei nomi.
Chi avrà seguito le partite della selezione azzurra ha potuto notare che in curva non ci sono striscioni ma bandiere tricolori con scritta la città di provenienza. Nient’altro. Si sono contraddistinti per l’opposizione a certe scelte di Prandelli, che ha aperto le porte anche ai nuovi italiani, cosa che ad esempio, Marcello Lippi si era ben guardato di fare. Salutano il camerata Buffon intonando un coro che non lascia il campo a nessuna ipotesi di dubbio. E lui risponde salutando.
Inneggiano al duce, sì, proprio lui, ma non mi sembrava fosse un gran che come giocatore. Neppure in quello, figuriamoci..
Quindi, mi chiedo, cosa ci sia di diverso tra gli ultras serbi e quelli italiani? Di destra, sono di destra. Nazionalisti e xenofobi, lo sono entrambi. Forse la differenza la fa che quelli serbi, forse non solo per merito loro, hanno raggiunto il loro obiettivo, a Genova, mentre quelli italiani neppure lo stadio di Belgrado?
I supporter serbi addirittura sostengono che è la stessa polizia Serba che avrebbe accolto a dovere i sostenitori italiani, con il dente avvelenato per come i colleghi liguri hanno trattato i tifosi della nazionale serba. E bisogna ricordare che a Genova, c’era un chiaro intento politico da parte di chi ha scatenato i disordini, e riguarda l’annosa questione dell’entrata in Europa del paese balcanico.
Un bel quadretto, vero? Ma non era una partita inutile, svuotata di troppi contenuti tecnici?

La battaglia di Karen Murphy – Come sconfiggo Sky!


di Ivan Grozny
Devo dire che raccontare e commentare questo tipo di notizie è proprio uno spasso. Eh già!
Evitiamo pure di dirlo sotto voce, diffondiamo invece il più possibile quello che ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea a proposito di diritti televisivi. Tutto nasce dall’esposto risalente a otto anni fa della English Football Association che denunciò Karen Murphy, la titolare del Red, White and Blue, un pub di Portsmouth (UK) dove venivano trasmesse le partite della Premier League (la serie A inglese) senza rivolgersi all’esclusivista Sky, e invece utilizzava piattaforma, decoder e scheda prepagata di un gestore greco, molto più a buon prezzo.
Partita la denuncia è partito anche il contrattacco della Sig.ra Murphy, che si è rivolta alla Corte Europea e, ebbene sì, l’ha avuta vinta lei. Già, perché, citando un passaggio della sentenza, “Una normativa che vieti l’importazione, la vendita o l’utilizzazione di schede di decodificazione straniere è contraria alla libera prestazione dei servizi” e non può essere giustificata né per ”tutelare i diritti di proprietà intellettuale” né “per incoraggiare l’affluenza del pubblico negli stadi”. Gli incontri sportivi, precisa inoltre la Corte Europea, “non possono essere considerati creazioni intellettuali proprie di un autore” e il divieto di utilizzare schede televisive straniere va “al di là di quanto necessario per garantire un’adeguata remunerazione dei titolari di tali diritti”.
Come l’avrà presa Murdoch, secondo voi? E i dirigenti della federazione inglese? Che sono poi gli stessi che hanno dato il via a un sistema che oggi è realtà in tutta Europa, e non solo. E che di fatto ha permesso alla Premier di crescere e arrivare ai livelli che conosciamo. Ci chiediamo se un cittadino inglese, consapevole di quest’opportunità, abbia ancora motivo di rivolgersi a Sky dal momento che può scegliere una soluzione più conveniente. La domanda è lecito porsela. C’è il rischio che il sistema possa davvero andare incontro a grosse difficoltà, perché la stessa emittente di Murdoch, conscia dei rischi che questo provvedimento può creargli, perché dovrebbe pagare cosi tanto, versando milioni di sterline a club e federazione, quando da adesso non ha più la garanzia che il consumatore dovrà per forza rivolgersi a loro?
Interessante.
E questo non vale solo per l’Inghilterra…voglio proprio vedere cosa succederà. Verrebbe da ordinare una pinta di birra, sedersi a un pub e vedere cosa accade. Il libero mercato è una parola che spesso è vuota di senso, perché in realtà dietro vi si nasconde un monopolio. Ma quando questo viene scalfito, bisogna innanzi tutto aspettarsi le contromosse da parte del gruppo del tycoon australiano. Allo stesso tempo un brindisi a Karen Murphy è proprio meritato. Perché dopo la denuncia non si è arresa nonostante di fronte avesse nientemeno cheSky e la federazione inglese.
“Sono felicissimo per Karen – racconta un assiduo frequentatore del Red, White and Blue – e per tutti i fan del calcio del paese, il calcio ora dovrà diventare realista come tutti noi. Le squadre dovranno abbassare i prezzi per competere con i pub perché ci saranno cosi tanti canali satellitari che trasmetteranno le partite”.
E di conseguenza una reale concorrenza. Perché ampliandosi la possibilità di scelta (in certi Paesi i prezzi sono molto inferiori rispetto all’Inghilterra o alla Germania, ma anche all’Italia) è molto probabile che ci si rivolga ad altre aziende piuttosto che a quelle finora praticamente imposte.
Esattamente l’opposto di quello che volevano coloro che escono sconfitti da questa sfida che sembrava impari, ma il cui esito è destinato, un po’ come fu per la sentenza Bosman, a cambiare ancora una volta questo amatissimo sport.
Intanto, cheers… beviamoci su

Ti amo campionato


di Ivan Grozny
Finalmente è cominciato il campionato. Lo so, lo so, qualcuno obietterà che siamo alla quinta giornata, e che quindi è da un po’ che si è dato inizio alle danze.
Ma visto che non c’erano state ancora polemiche vere e proprie, era come se fosse ancora calcio d’agosto, non solo per le temperature medie stagionali.
Invece ora si è davvero dato fuoco alle polveri. I primi big match, i primi verdetti, e le prime grandi polemiche.
Da cosa cominciare? Da queste ultime?
No, io vorrei cominciare dalla tessera del tifoso, forse solo perché ho voglia di divertirmi un po’.
Milano, sabato 2 ottobre. SI gioca Inter – Napoli. Per l’organo di controllo delle manifestazioni sportive è una partita mediamente a rischio. Mediamente. Infatti i tifosi sono come sempre mescolati, a parte gli ultras che finiscono in terzo anello, tutti gli altri tifosi partenopei, e sono tanti,
si distribuiscono nei vari settori. Devo ammettere che a me la cosa piace, perché San Siro è un po’ come il teatro, si va con la consapevolezza di potere assistere a uno spettacolo comodamente seduti. Come dovrebbe accadere ovunque. Ed è bella l’atmosfera che si crea. Il derby è poi qualcosa di speciale. Pure essendo stato costruito quasi ottantacinque anni fa, è stato infatti inaugurato nel settembre del 1926, l’ottica era già quella di costruire un impianto solo per il football. E ancora oggi è uno dei pochi impianti italiani da cui la partita si vede benissimo. E non sfugge proprio nulla.
Ma non è di questo che volevo parlare, bensì della tessera del tifoso. Del fatto che interisti e napoletani erano appunto mischiati gli uni agli altri, e ci sono stati momenti di grande tensione. Addirittura si sono viste lame e aggressioni in tribuna, davanti a bambini e gente che di queste cose proprio non ne vuole sapere. Non un bello spettacolo. Allora mi chiedo, ma che senso ha tutta questa propaganda dietro a una tessera che non è altro che una carta di credito, che non serve a nulla oltre all’acquisto di prodotti di questo o quel club? A me piace molto vedere la partita mischiato a tifosi dell’altra squadra, ripeto. E’ davvero piacevole, non c’è che dire. Ma è necessaria una cultura sportiva, e in questo Paese è merce rarissima. Perché tutto nasce dal fatto che la partita è stata assolutamente rovinata dal direttore di gara, che è riuscito a creare una tensione tra il pubblico che di fatto prima non c’era. E questo causa malcontento perché l’arbitro in questione era a dire poco recidivo, e assolutamente inviso a tutto il pubblico, che di memoria un po’ ne ha.
L’arbitro Rocchi ha appunto dei pessimi precedenti con l’Inter, e mandarlo a dirigere una partita così non è stata una buona idea. Il suo modo arrogante di arbitrare (e non alludo al rigore o alle ammonizioni) ha indispettito il pubblico più che le decisioni sbagliate.
Ma appunto, la cultura sportiva tanto decantata fa fatica a imporsi se gli atteggiamenti sono quelli mostrati al Meazza sabato sera. E peccato perché la partita era davvero bella. Fino a quando l’hanno giocata i giocatori in campo. Ma siccome è la FIFA che non vuole risolvere questo problema,
adottando le tecnologie di cui si potrebbe disporre, è tutto a discrezione della terna arbitrale che assume quindi un potere che non dovrebbe avere. Ma questo, si sa, è un argomento che nessuno vuole affrontare seriamente. E sappiamo bene tutti perché.
Si è poi giocato Juve – Milan. Da notare che Galliani non è andato a mangiare con Agnelli dopo il match. Doveva esserci questa cena che una volta era prassi, ma poi è scoppiata Calciopoli e certe abitudini sono cambiate. Ma se avesse vinto il Milan, invece… Già, la cultura sportiva!
Il nuovissimo Juventus Stadium è davvero un gioiello, e la squadra di Conte è forse la più in forma del campionato. Ma considerando che la strada è ancora lunga, il campionato si dovrebbe profilare abbastanza aperto.
Vogliamo parlare di quello che accade in serie B? Torino e Samp sono tra la favorite, e stanno rispettando i pronostici. Il Padova è la sorpresa del campionato, ma al seguito in trasferta ci vanno pochi tifosi. E questo perché si rifiutano di fare la tessera del tifoso.
La società manda ogni giorno messaggi in questo senso. La posizione dei supporters è chiara. Chi farà un passo indietro?
Insomma, le solite polemiche che ci si porta dietro da anni.
Gli arbitraggi, la violenza, gli impianti inadeguati. Lo spettacolo che non è all’altezza.
E siccome sono stufo, e anche voi credo, dei soliti discorsi, mi viene voglia di parlare di basket.
Perché?
Perché la violenza c’è anche li, gli impianti, anche quelli, sono inadeguati, e il livello del gioco, se si escludono poche eccezioni come Siena e Cantù, è scarso. Gli stranieri che giocano nel nostro campionato non sono più le stelle di una volta (Oscar, Mc Adoo..) e solitamente sono seconde se non
addirittura terze scelte. Il campionato NBA americano è fermo e non si sa se il 1 Novembre potrà ripartire. Così molte squadre europee si stanno attrezzando per ingaggiare a tempo campioni come Kobe Bryant, tanto per fare un nome. Il Messi del basket, traducendo per chi non è avvezzo a questo sport. Per poterlo ingaggiare però serve una deroga, che alcune squadre non vorrebbero concedere. O almeno, sembrava non volessero concedere. Invece, visto che alla fine lo sport è business, e avere la più grande stella del mondo in campionato è una grande operazione di marketing, la soluzione mi pare ovvia. Perchè ci guadagnerebbero tutti, perché televisioni di tutto il mondo vorranno accaparrarsi le dirette dei match. E i palazzetti sarebbero strapieni.
Ma è giusto concedere a una squadra un vantaggio del genere?
Se lo sport è business, sì. Se lo sport è confrontarsi alla pari, con regole uguali per tutti, invece, allora la faccenda è diversa.
La sensazione è quindi che ci potremo godere Kobe Bryant per un mesetto…e chi lo avrebbe mai detto.
Il presidente della Virtus Bologna Sabatini è anche sincero: “Ragazzi, questo non è sport. E’ marketing. Lo faccio anche per voi, lo faccio per l’Italia”.
Viva l’Italia.

Moggi, Agnelli e le pecore…


di Ivan Grozny
Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso da Lucky Luciano Moggi. Finalmente tira fuori il suo jolly, al processo di Napoli, che stavamo tutti aspettando da tempo. La famosa telefonata che dovrebbe tirare fuori dai guai la sua Juve, e mettere nei guai altri club, come la tanto odiata Inter, ad esempio.
E che c’è di così clamoroso in questa telefonata? Praticamente nulla di quello che già si sapeva. Anzi, è la conferma di come andavano le cose. Io non vorrei tanto entrare nel merito di questo, perché è così chiaro sia il tono della conversazione che il contesto in cui avviene, che è quasi offensivo per chi legge andare a spiegarla. Perché il fatto che il designatore chiami l’arbitro sorteggiato (risata..) e che a sua volta lo stesso Bergamo venga contattato da Carraro che si vuole assicurare che le cose vadano in un certo modo, è solo la conferma di un sistema. Marcio.
Già, perché essendo l’Inter molto lontana in classifica dalla Juventus, fa dire ai protagonisti di stare attenti alla gestione di questo match, perché tanto la classifica in fondo non cambierebbe qualsiasi cosa accada, e che è meglio evitare altro rumore.
Già, evitare altro rumore. Perché c’è chi si è accorto da anni che le cose non vanno come dovrebbero andare, anche se in molti mettono la testa sotto la sabbia, e molti di quelli che dovrebbero vigilare, sono al soldo dei vigilati. Giornalisti, uomini della federazione…
Vogliamo smentire anche questo?
Questo è uno strano Paese, dove non si punta mai a discolpare se stessi cercando di dimostrare che non si c’entra con quella o questa situazione, ma che al contrario, si è innocenti perché anche gli altri lo fanno, quindi…
La regola del siamo tutti uguali, che va però bene solo quelli che non hanno la coscienza tanto pulita.
Io, nel mio piccolo, non ho mai creduto alle rivoluzioni fatte dai giudici. Perché partono già con un handicap, quelle di non essere partite dalla consapevolezza. Quindi, cosa direbbe un Gazzoni Frascara, che come presidente del Bologna si è visto retrocedere senza neppure sapere il perché?
A vantaggio di società che si sono fatte ricattare, e che alla fine hanno dovuto piegarsi al volere della cricca di Moggi. Non è vero, signor Della Valle?
L’ex (presunto) nemico della Juve moggiana, tra una sortita alle Generali, e una a Mediobanca, ha mobilitato anche i mezzi di stampa per dire la sua su Calciopoli. Essendo anche lui elemento di quel patto che vede industriali italiani fare parte di RCS Mediagroup che, tramite RCS quotidiani controlla Corriere e Gazzetta della Sport, si è dato un gran da fare in questi ultimi mesi.
Stessa cosa vale per il giovane rampollo degli Agnelli, che davvero ha dato il meglio di se quest’estate. Da una parte la richiesta di escludere l’Inter dalla Champions, praticamente senza nessuna possibilità di riuscita. Che stile…
Poi la questione 29 scudetti, e infine il nuovo stadio. Primo stadio privato in Italia.
Tralasciando il fatto che non è affatto il primo stadio costruito con i soldi di un privato (fu il Giglio di Reggio Emilia il primo), ma avete mai sentito parlare di un investimento fatto da IFIL (finanziaria del gruppo FIAT), senza soldi dello Stato? Dai, non scherziamo…

domenica 2 ottobre 2011


15 OTTOBRE @ ROMA UNITED FOR #GLOBALCHANGE




MANIFESTAZIONE NAZIONALE

sabato 15 ottobre ROMA - ore 14

AUTOBUS DA PARMA:
spam_parma@yahoo.it
artlab_parma@yahoo.it
3484285794





La giornata del 15 ottobre vedrà mobilitazioni in tutta Europa, nel Mediterraneo e in altre regioni
 del mondo, contro la distruzione dei diritti, dei beni comuni, del lavoro e della democrazia compiuta, con le politiche anticrisi, a difesa dei profitti e della speculazione finanziaria. Le persone non 
sono un debito.



Anche in Italia è già stata raccolta da tanti soggetti organizzati, alleanze sociali, gruppi informali
e persone che hanno dato vita al Coordinamento 15 ottobre . Non vogliamo fare un passo di più 
verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo continua 
ad avvicinare. Vogliamo un’altra economia, un’altra società e una democrazia vera.



Il Coordinamento 15 ottobre si mette al servizio della riuscita della mobilitazione. Curerà 
unitariamente le caratteristiche, la logistica e l’organizzazione della manifestazione nazionale 
di Roma e ne definirà le sue parti comuni.



Il suo obiettivo è favorire la massima inclusione, convergenza, convivenza e cooperazione delle molteplici e plurali forze sociali, reti, energie individuali e collettive che stanno preparando e prepareranno la mobilitazione con i propri appelli, le proprie alleanze, i propri contenuti.



Ci impegniamo insieme a costruire una manifestazione partecipata, pacifica, inclusiva, plurale e 
di massa, il cui obiettivo è raccogliere e dare massimo spazio alla opposizione popolare, alle lotte 
e alle pratiche alternative diffuse nel nostro paese.


La manifestazione partirà alle ore 14.00 da Piazza della Repubblica e arriverà a 
Piazza San Giovanni.


Sarà una tappa della ripresa di spazio pubblico di mobilitazione permanente, come si sta 
realizzando in tutta Europa e nel Mediterraneo, che è necessario mettere in campo per 
cambiare l’Italia e il nostro continente.

Invitiamo i cittadini e le cittadine, nativi e migranti, le lavoratrici e i lavoratori, i soggetti organizzati, 
i gruppi, le reti formali e informali a partecipare attivamente al 15 ottobre, a coinvolgere le proprie comunità, a organizzare la partecipazione al corteo di Roma.


Il Coordinamento 15 ottobre invita a costruire in tutto il territorio la partecipazione italiana alla 
giornata europea e internazionale "UNITED FOR GLOBAL CHANGE" e a convergere nella 
giornata nazionale di mobilitazione a Roma.



MANIFESTAZIONE NAZIONALE

sabato 15 ottobre


ROMA


tratto da: http://casacantonierautogestita.blogspot.com
 

Verso il 15 ottobre costruiamo l'alternativa















Noi siamo indignati. Siamo indignati contro i governi europei che, stretti tra la crisi e le politiche liberiste e monetariste imposte dalla Bce e dall'Fmi, accettano di essere esautorati delle funzioni democratiche per diventare semplici amministratori dei tagli della spesa sociale, delle privatizzazioni, della precarizzazione del mondo del lavoro e della costruzione di opere faraoniche, incuranti dell'ambiente e delle popolazioni. Siamo indignati perché le classi dirigenti continuano a proporci l'austerity per le popolazioni, mentre le rendite e i privilegi della finanza, dei grandi possidenti e della politica rimangono intonse, quando non crescono. Siamo indignati in particolare contro il governo italiano, che ha deciso di rispondere alla crisi con una manovra i cui contenuti cambiano di ora in ora ma i cui pilastri restano sempre gli stessi: taglio ai servizi, privatizzazioni, attacco ai diritti dei lavoratori.

Siamo indignati perché il governo ha deciso di abolire per decreto il diritto del lavoro, permettendo alle aziende di derogare ed eludere contratti e leggi, compreso l'art.18 dello Statuto dei lavoratrici e dei lavoratori, proseguendo sulla strada della cancellazione della libertà e della democrazia nei luoghi di lavoro.


Siamo indignati perché in questo modo si elimina la democrazia nei luoghi del lavoro e si estende a tutti i lavoratori il ricatto della precarietà, e della clandestinità per i migranti, con cui negli ultimi due decenni si sono livellate verso il basso i diritti e le condizioni di vita di migliaia di giovani, esclusi dal sistema di welfare e da ogni orizzonte di emancipazione.

Siamo indignati perché poco più di 2 mesi fa abbiamo votato, insieme alla maggioranza assoluta del popolo italiano, per la ripubblicizzazione dell'acqua e per le energie rinnovabili, e ora vediamo il nostro governo riproporre esattamente le vecchie ricette basate sulla svendita dei beni e su un modello di sviluppo energivoro.

Siamo indignati perché si potrebbe fare altro; perché vorremmo uscire dalla crisi attraverso un grande processo di innovazione, attraverso al costruzione di un nuovo modello di sviluppo che colga la sfida della riconversione ecologica dell'economia e di uno sviluppo sociale partecipato, basato sulla centralità dei saperi e dell'innovazione. Invece il nostro governo continua a impoverire la scuola pubblica, l'università e la ricerca, ignorando i milioni di studenti, dottorandi, precari, ricercatori che si sono mobilitati negli scorsi mesi e preferendo ascoltare la voce delle rendite baronali e dei profitti aziendali.

Siamo indignati perché i governi europei inseguono il dogma del pareggio di bilancio, cercando di far quadrare i conti della finanza, appesi come sono ai giudizi delle agenzie di rating o dei mercati di borsa, invece di fare i conti con le esigenze e i bisogni dei loro cittadini.

Siamo indignati perché in questo modo non abbiamo più una reale sovranità democratica, che è affidata alle stesse élite finanziarie transnazionali che prima hanno generato la crisi, poi hanno chiesto di essere salvate dagli stati e ora vorrebbero far pagare il conto a noi, giustificando con lo stato di necessità dichiarato della crisi la privatizzazione della vita delle persone e della natura.

Siamo indignati perché vediamo il serio rischio che a una vera alternativa al governo di Berlusconi e della Lega, si tenti di sostituire un’alternanza, fatta delle stesse politiche con maggioranze diverse, perché tutto cambi senza che in realtà nulla cambi.


E allora sappiamo che siamo indignati, ma indignarsi non basta.

Il cambiamento non arriverà da sé. Ce l'hanno insegnato le vicende degli scorsi mesi: le grande battaglie per i saperi, le lotte dei lavoratori in difesa del contratto nazionale, i diritti e i beni comuni in Italia, le rivolte del Mediterraneo, ora la crescita di un sentimento di ribellione contro le manovre finanziarie insostenibili e tutto ciò che ci viene propinato in nome della crisi.


Noi non ci limitiamo a indignarci, ma intendiamo darci da fare. Abbiamo in mente un mondo migliore del loro, e siamo pronti a mobilitarci per realizzarlo. Per il 15 ottobre in tanti stanno promuovendo appelli, discussioni pubbliche, verso la giornata internazionale United for global change.

Noi crediamo sia necessario aprire una discussione pubblica nel paese, tra tutti coloro che si stanno prodigando sulla mobilitazione internazionale del 15, ma anche e soprattutto con tutti coloro che pagano sulla loro pelle quanto sta accadendo. Vorremmo cominciare una consultazione ampia e trasversale, che raggiunga realtà sociali e di lotta, forze politiche e sindacali, movimenti e singole persone, per far sì che quella giornata sia una grande mobilitazione di tutti per l’alternativa, condivisa e partecipata.


Costruire tutti insieme una grande mobilitazione a Roma contro le politiche di austerity, significa immaginare e proporre per il nostro paese e per l’Europa un nuovo modello di sviluppo basato sulla democrazia reale, la giustizia sociale e la sostenibilità ambientale.


Ugo Mattei, Guido Viale, Giulio Marcon, Luciano Gallino, Alessandro Ferretti, Gianni Ferrara, Francesco Garibaldo, Tiziano Rinaldini, Bruno Papignani, Andrea Amendola, Giorgio Molin, Michele De Palma, Laura Spezia, Loris Campetti, Angelo Mastrandrea, don Andrea Gallo, Nicola Mancini, Francesco Raparelli, Luca Cafagna, Mario Pianta, Isabella Pinto, Augusto Illuminati, Gianni Rinaldini, Luca Casarini, Stefano Bleggi, Monica Tiengo, Sergio Zulian, Alessandro Metz, Luca Tornatore, Giuseppe Caccia, Tommaso Cacciari, Michele Valentini, Marco Baravalle, Vilma Mazza, Nicola Grigion, Luca Bertolino, Gianni Boetto, Enrico Zulian, Sebastian Kohlsheen, Olol Jackson, Francesco Pavin, Marco Palma, Cinzia Bottene, Antonio Musella, Pietro Rinaldi, Andrea Morniroli, Egidio Giordano, Eleonora de Majo, Francesco Caruso, Gianmarco de Pieri, Manila Ricci, Daniele Codeluppi, Roberto Musacchio, Patrizia Sentinelli, Roberto Cipriano, Andrea Alzetta, Giovanna Cavallo, Ada Talarico, Massimo Torelli, Claudio Riccio, Luca Spadon, Mariano Di Palma, Francesco Sinopoli, Giuseppe De Marzo, Emiliano Viccaro, Daniele De Meo, Matteo Jade.


Per aderire a questo appello scrivere a: 15ott2011@gmail.com