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lunedì 26 marzo 2012

Palazzo S. Gervasio e S. Maria Capua Vetere - CIE a tempo indeterminato


Una direttiva del Governo Monti stabilisce l’apertura permanente dei centri. Intanto in Libia ed in altre zone dell’Africa si consumano torture e violenze

Roberto Maroni li aveva aperti durante la cosiddetta emergenza nordafrica. Lo scorso 21 aprile 2011, con una ordinanza firmata da Silvio Berlusconi venivano istituiti i centri di Palazzo San Gervasio e Santa Maria Capua Vetere (insieme alla tendopoli di Kinisia), in cui dopo porchi giorni vennero recluse centinaia di persone provenienti dalle coste tunisine.
Il Governo Moniti, con una direttiva dei giorni scorsi, ha ora ufficializzato la nuova natura di questi centri che perdono la dicitura CIET (dove la T stava per temporanei) per diventare a pieno titolo due nuovi centri di detenzione sul territorio italiano.
Neppure il veccchio ministero dell’interno era arrivato a tanto, annunciando più volte la costruzione di un CIE in ogni regione per poi non riuscire neppure ad individuare le zone dove ipoteticamente sarebbero dovuti sorgere.
L’apertura di questi centri è messa in stretta relazione alla recente sentenza con cui l’Europa ha condannato la politica dei respingimenti italiana. Il provvedimento, secondo le informative dei servizi segreti, dovrebbe aprire lo spazio per nuove "ondate di sbarchi".
Secondo alcuni insomma non poter più respingere donne e bambini in acque internazionali riconsegnandoli nelle braccia dei trafficanti e delle torture libiche sarebbe il motivo di eventuali viaggi in fuga vero l’Europa e non invece le notizie che continuamente arrivano dai paesi del Corno d’Africa, dai paesi sub-sahariani e dalla Libia stessa. E’ di pochi giorni fa la notizia secondo cui sarebbero migliaia i detenuti in prigioni illegali in Libia che subiscono terribili torture e maltrattamenti, la maggior parte dei quali accusati di essere fedeli dell’ex dittatore Muammar Gheddafi. La denuncia è partita ieri dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite.
L’Alto commissario nelle Nazioni unite per i diritti umani, Navi Pillay, ha riferito al Consiglio “la mancanza di controlli da parte delle autorità centrali che creano un clima favorevole alle torture e ai maltrattamenti” e ha sottolineato l’urgenza di porre i centri di detenzione, per la maggior parte illegali, sotto il controllo del governo del Cnt.
I due CIE verranno quindi aperti in maniera permanente. Il Governo Monti sembra essere ostile al tempo indeterminato solo quando si tratta di quello legato al lavoro, ai diritti, alla continuità di reddito. Poco male per il governo della pacatezza e della sobrietà...

Tratto da: Melting Pot

domenica 25 marzo 2012

A sostegno della Campagna per il #diritto di scelta!!!


La video intervista del cantante prima del concerto al Rivolta di Marghera (VE)

 
Vengo dalla luna, Nessuna razza, Nn siete stato voi, Vieni a ballare in Puglia sono soltanto alcuni dei pezzi con cui Michele Salvemini, in arteCaparezza ha saputo ritornare con una frase o un ritornello ripetuto conn determinazione il suo pensiero in tema di migrazioni, differenze, annti-razzismo.
Così anche dal centro sociale Rivolta, prima di uno degli ultimi concerti dell’eretico tour, prima di passare alla versione estiva dello spettacolo, Caparezza ha voluto dire la sua sulla questione dei profughi provenienti dalla Libia ancora in attesa di una soluzione per la loro situazione.
" Pagano per colpa dei nostri governi. Un permesso di soggiorno può evitare loro di stare nel limbo, anche quella è una forma di precarietà". Così l’artista pugliese sulla Campagna #dirittodiscelta.
La sua firma si aggiunge a quella di oltre quaranta amministratori locali, di centinaia di esponenti accademici, politici, di giuristi, del mondo del giornalismo, di rappresentanti dell’universo laico e cattolico, di organizzazioni ed associazioni oltre che a quello di artisti come Ascanio Celestini, Sabina Guzzanti, Elio Germano, Moni Ovadia, Militant A.

Tratto da: Melting pot

Sostiene Texeira


 
a cura di Ivan Grozny
Sostiene Texeira che quelli brasiliani saranno i più grandi mondiali della storia. Sostiene che solo un uomo della sua esperienza poteva fare diventare reale quello che fino a qualche anno era pura utopia anche solo pensare. Dopo 64 anni i Mondiali di calcio in Brasile. Lui lo sostiene ancora, ma peccato che coloro che avrebbero dovuto sostenere lui siano finiti male. Sono ben otto i ministri che si sono dovuti dimettere dalle loro prestigiose cariche a seguito di certificate tangenti ricevute da diverse aziende incaricate della costruzione e ammodernamento non solo degli stadi ma anche delle varie infrastrutture che servono in certi casi.
Non ci si vuole mai fare mancare nulla, dopotutto, in certi casi.
Sarebbe la solita storia se non fosse che Texeira è uno dei più longevi e potenti presidenti di federazioni calcistiche esistenti. Quella brasiliana, appunto. La CBF.

Teixeira, settantenne, si è messo in congedo per malattia giovedì 8 marzo. Originale come uscita di scena.. Ha lasciato la carica che presiedeva dal lontano 1989, nonché quella di presidente del comitato organizzativo locale (COL) dei Mondiali del 2014. "Oggi lascio definitivamente la presidenza della CBF", ha dichiarato Teixeira in una lettera che è stata letta dal suo successore, un altro giovinetto, Jose Maria Marin, ottantenne. Quest'ultimo si è subito prodigato di fare sapere che seguirà la linea tracciata dal suo predecessore. Come non credergli.
Per completezza di informazione è giusto ricordare che negli anni della sua presidenza Texeira è stato coinvolto in parecchi scandali che lo hanno visto accusato di corruzione, false fatturazioni, contrabbando e lavaggio di denaro nei paradisi fiscali.
Tra le tante società indagate attualmente per corruzione e per "finanziamenti occulti" a Texeira c'è anche l'agenzia di marketing ISL. Questa a suo tempo, nel 2008 aveva avuto un contenzioso (per usare un eufemismo..) con la FIFA, e della quale si erano appurati i metodi non proprio ortodossi. Le mazzette erano già allora all'ordine del giorno, e li portavano ad ottenere magicamente lucrosi contratti. Pratica che è placidamente continuata anche dopo, tanto per chiarire. Il processo che ne è scaturito, e parliamo del 2008, lo ricordiamo, ha sì mostrato il solito gioco delle scatole cinesi che fa sparire i soldi da una parte per fargli riapparire in un'altra, ma anche che tutte le federazioni della latino America ricevevano soldi da questa società. Alcuni addirittura risultavano possederne azioni, come l'allora presidente della federazione del Paraguay, Leoz, un'altro ragazzino che oggi dovrebbe avere più o meno ottantacinque anni.
Tutta gente che è stata legata ai regimi militari del passato, che hanno trovato rifugio e si sono alla grande riciclati nello sport.
Ne abbiamo parlato tante volte..
Senza andare troppo nel particolare, perché non c'è molto altro da aggiungere oltre a quello che potete immaginare, si può dire che la storia di uno dei più potenti dirigenti della FIFA è arrivata al capolinea. Sarebbe interessante capire se sono contate di più le pressione della federazione internazionale, o quelle interne al governo brasiliano. Al momento non è dato saperlo. Certo pensare a Blatter, presidente delle FIFA, che la mette sul piano della legalità e della limpidezza fa quasi tenerezza. Ma chiarisce sul fatto che la questione va al di la sia della corruzione che della scusa dei ritardi dei lavori. Per questo è molto interessante. Stiamo parlando di una delle potenze economiche emergenti che è in procinto di organizzare Mondiali e Olimpiadi in pochi anni. Un Paese che si sta trasformando.
Infine una curiosità riguardante due grandi e leggendari goleador brasiliani, che insieme hanno vinto un Mondiale.Romario ha dichiarato: "Oggi possiamo festeggiare, abbiamo estirpato il cancro dal calcio". Di tutt'altro avviso l'altro eroe di USA '94, Bebeto:"Mi rammarico per le dimissioni di Ricardo Teixeira ma dobbiamo rispettare la sua decisione di prendersi cura della salute e della famiglia".Due visioni opposte, ma c'è ancora qualcuno che sostiene Texeira.

Allarme razzismo


A cura di Mauro Valeri
Il recente episodio accaduto in seconda categoria, come troppo spesso accade, è riuscito a guadagnarsi una qualche attenzione solo per il coraggioso quanto eclatante gesto messo in atto dalla società giovanile Rimini. Ovvero, la “minaccia” di ritirare la squadra dal campionato per i continui insulti razzisti che ricevono i giocatori. Nulla di nuovo, anche nell’atteggiamento del presidente del Comitato provinciale della Figc di Rimini, che non solo ha minimizzato l’accaduto ma ha anche avanzato illazioni che quello del razzismo sia una semplice scusa per nascondere altri problemi.
In realtà, il problema non riguarda soltanto le cosiddette “categorie minori”, ma anche i campionati pro dove ha raggiunto livelli da vero e proprio allarme. A dirlo sono le stesse sentenze emesse dal giudice sportivo e raccolte dall’Osservatorio sul razzismo nel calcio. Con l’ultimo episodio registrato nella partita di seconda divisione Santarcangelo-Lecco, che ha visto i tifosi del Lecco “intonare reiteratamente cori offensivi e inneggianti alla discriminazione razziale nei confronti di un calciatore di colore del Santarcangelo in occasione delle sue giocate” siamo a 44 episodi. Se si tiene conto che negli ultimi dieci anni la media stagionale è di 50 episodi (già di per sé piuttosto elevata), c’è da dire che quello attuale potrebbe essere uno dei campionati “più razzisti” degli ultimi tempi.
Dopo diverse stagioni, al primo posto troviamo gli episodi registrati in serie A (ben 19), seguiti da quelli di serie B (10). Quindi, siamo di fronte ad un razzismo che riguarda le categorie maggiori, senza che questo però abbia sollevato alcun serio dibattito sul problema. Forse perché dimostrerebbe che le misure antiviolenza proposte negli ultimi anni non hanno avuto alcun effetto sul fenomeno della discriminazione razziale?
A dimostrazione che la situazione sia da vero allarme ci sono le ultime sentenze dei giudici sportivi. In serie B, il Verona, dopo la partita contro il Torino, ha rimediato 40.000 euro di multa (con diffida, per via della “recidiva reiterata e specifica”: siamo al terzo episodio relativo alla discriminazione razziale attribuito al Verona). Nonostante siano diverse le società che potrebbero vantare una certa recidiva, solo ora il giudice sportivo ha deciso di applicarla, forse perché consapevole che la situazione sta per sfuggire di mano. Anche perché finora i giudici sportivi di serie A e B hanno sempre riconosciuto l’attenuante (ex art.13 del CGS), “per avere la Società concretamente operato con le forze dell’ordine a fini preventivi e di vigilanza”.
Curiosamente, l’eventuale attività contro il razzismo messo in atto dalla Società (così come invocata dallo stesso presidente del Verona) non è mai presa in considerazione, obbligando ad interpretare il contrasto al razzismo soltanto in termini di collaborazione con le forze dell’ordine e non di valorizzazione di una vera cultura sportiva.
L’altra novità è il riconoscimento della recidiva anche al Lecco (seconda divisione), una new entry in questa stagione, che in due gare – contro il Montichiari e contro il Santarcangelo – ha rimediato due ammende di quasi 12.000 euro. Sarebbe forse interessante capire cosa stia accadendo a Lecco, per questa improvvisa recrudescenza.
La tifoseria che resta saldamente al primo posto di questa classifica degli orrori è ancora la Lazio (6 episodi), seguita a “parimerito” da quelle della Juventus e del Padova (4), per le quali però la recidiva non è stata mai prevista (e non si sa bene il perché).
Infine un ulteriore dato: la somma delle ammende alle Società per la loro responsabilità oggettiva per i soli episodi di discriminazione razziale è stimabile intorno ai 241.000 euro, sul cui riutilizzo da anni avanziamo una semplice proposta: finanziare attività contro il razzismo nel calcio. Ma da questo orecchio (e in parte anche dall’altro) le istituzioni del calcio sembrano proprio non volerci sentire.

GIOCO ANCH'IO!


Siamo palestre, polisportive, semplici amatori, atleti, associazioni: quello che ci unisce è la pratica dello sport come esperienza che unisce, che offre possibilità di integrazione ed affermazione di diritti, da vivere come bene comune da condividere..
In questi anni a partire dalle nostre esperienze differenti per luogo, forma e storia abbiamo visto che è possibile con lo sport diventare punto di riferimento in molti quartieri e territori, anche difficili.
La pratica sportiva è una grande occasione per dare senso e valore all’aggregazione sociale, all’integrazione di chi troppo spesso perchè straniero o diverso viene escluso.
Oggi ci sembra sia arrivato il momento per affermare insieme, in tanti e diversi, che venga riconosciuto come diritto di cittadinanza per tutti compresi i migranti la possibilità di praticare lo sport a qualsiasi livello e senza nessuna pre-condizioni.
Ad ormai 20 anni dal loro apparire, i flussi migratori verso il nostro paese non possono più essere considerati un fenomeno eccezionale, oggi gli immigrati regolari soggiornanti in Italia sono quasi 5 milioni, più un numero imprecisato di clandestini. Ma ancora oggi, purtroppo, nella nostra società esistono ancora due categorie ben distinte: i cittadini e gli stranieri. I primi vivono dentro la società e godono di determinati diritti civili e sociali, gli stranieri, invece ne sono esclusi.
L’attuale legge sulla cittadinanza (Legge 91/92 e successive modifiche) è strutturata ed impostata secondo il criterio del diritto di sangue (in termini giuridici si chiama jus sanguinis), cioè è cittadino italiano chi ha sangue italiano che scorre nelle vene.
Ma questa legge non soddisfa più i bisogni di una società come quella italiana dove quasi il 10% della popolazione scolastica è composta da figli di genitori entrambi stranieri, per questo è stata lanciata da più parti la mobilitazione che vuole affermare il diritto di cittadinanza per ius solis etc …
Anche dal mondo dello sport noi vogliamo contribuire alla conquista per tutti di una cittadinanza piena e completa.
La situazione attuale vede la stessa legislazione sportiva, peraltro diversa federazione per federazione, configurata in maniera tale da contenere diverse barriere e restrizioni per chi è straniero; esistono infatti limitazioni legali e amministrative per la partecipazione dei non italiani nell’attività sportiva sia a livello professionistico che dilettantistico.
Una caso emblematico è quello del mondo del calcio dilettantistico dove norme nate per evitare la cosidetta “tratta dei giocatori” volta a speculare sulla pelle e sui sogni di giovani migranti, oggi andrebbero riviste alla luce delle modificazioni dei fenomemi migratori.
Stiamo parlando in particolare dell'art. 40 delle Norme Organizzative Interne Federali della F.I.G.C. , dove si descrivono le condizioni di tesseramento, evidentemente discriminatorie, per soggetti stranieri che siano (comma 11) o non siano (comma 11 bis) precedentemente stati tesserati in paesi esteri.
Tali norme prevedono che in ogni squadra dilettantistica può essere inserito SOLO UN GIOCATORE precedentemente tesserato in campionati esteri e che chi non è stato tesserato all'estero per poter giocare deve essere residente in Italia da almeno 12 mesi e nel caso di extracomunitari deve avere il permesso di soggiorno valido fino alla fine del campionato.
Per restare sempre nel mondo del calcio un figlio di immigrati nato in Italia al diciottesimo anno d'età, mancandogli la cittadinanza, non può agevolmente continuare a giocare così come un giovane arrivato nel nostro paese attraverso il ricongiungimento famigliare si ritrova ad avere grosse difficoltà nel giocare.

Si crea così un evidente restringimento dell'accesso all'attivita soprtiva dilettatistica.
Noi crediamo fermamente nel diritto universale di accesso allo sport (per altro sancito a livello europeo dal trattato di Lisbona e a livello internazionale dalla Convenzione dei diritti del’uomo e del fanciullo) come la possibilità di accedere a pratiche indispensabili per la realizzazione della persona, basate sulla socializzazione, l'auto-affermazione, il benessere fisico e psichico, la partecipazione e la cultura.
Ciascuno di essi è un elemento indispensabile per la promozione e l’emancipazione dell’individuo all’interno dei gruppi e delle comunità entro cui si trova e tutti quanti sono dei requisiti che dovrebbero essere universalmente garantiti alla persona, indipendentemente dalla sua appartenenza o colore della pelle.
Dare cittadinanza ai migranti ed ai loro figli nello sport è per noi la scelta di riportarlo al suo  spirito originario, strappando alle  logiche del business e  dello sfruttamento economico di cui è purtroppo è ostaggio per aprire una battaglia di civiltà oramai indispensabile in questo paese.
Ci sembra importante che i regolamenti sportivi nazionali non ostacolino la partecipazione di migranti e di persone con background migratorio nello sport, soprattutto negli sport amatoriali.
Per questo chiediamo al Coni e alle Federazioni Sportive le revisioni dei regolamenti al fine di consentire il diritto al gioco a tutti, nessuno escluso!
In particolare per il calcio chiediamo che tutti i giovani stranieri siano equiparati, secondo la norma antidiscriminatoria, ai giovani calciatori italiani, e non debbano subire iter burocratici pesanti e trattamenti diversi dai loro coetanei.

mercoledì 21 marzo 2012

Razzisti organizzati e lupi solitari


nazistiIl giornalista e scrittore Stieg Larsson, scomparso nel 2004, autore di Uomini che odiano le donne e fondatore della rivista Expo, osservatore attento del fenomeno neonazista, già nel luglio 1999, in un'intervista al quotidiano francese Liberation, sottolineava come l'evolversi dell'estrema destra in Europa si stesse allineando al modello statunitense, con l'azione di individui isolati e di piccoli gruppi. Obiettivo principale la società multiculturale e la democrazia con i suoi rappresentanti.

Sembrerebbe proprio che ora la sua previsione si stia avverando. Prima la strage dello scorso 22 luglio a Oslo e sull'isola di Utoya, in Norvegia, 77 vittime, perpetrata da Anders Behring Breivik, poi quella del 13 dicembre a Firenze compiuta da Giancarlo Casseri, un militante di Casa Pound, che ha assassinato, sparando "nel mucchio", due ambulanti senegalesi. Quindi la scoperta in Germania di una cellula terroristica denominata «Clandestinità nazionalsocialista», responsabile tra il 2000 e il 2007 di ben dieci delitti, di cui nove a sfondo razziale, in maggior parte piccoli commercianti di origine turca. Solo poche ore fa, infine, la mattanza alla scuola ebraica di Tolosa.
Come per Breivik e Giancarlo Casseri, il rischio, ancora una volta sarà quello di veder derubricato sbrigativamente l'avvenimento come il frutto della pura follia. Ma tutte queste figure non sono cresciute isolate. Hanno solo portato alle estreme conseguenze la cultura xenofoba e fascista cui avevano aderito, ritenendo fosse giunto il momento dello scontro. Come "lupi solitari" sono passati all'azione, fuoriusciti dal magma del populismo e del radicalismo di destra.
Il nemico esterno
In Europa populismo, nazionalismo, estremismo di destra e neonazismo, per quanto continuino a rappresentare fenomeni specifici, tendono sempre più ad accavallarsi e sovrapporsi, mescolandosi l'uno nell'altro. Le situazioni, da paese a paese, sono spesso molto diverse. Diversa anche l'incidenza della crisi economica sulle realtà nazionali. Simile, invece, la scelta di scagliarsi, in primo luogo, contro un nemico esterno, di volta in volta identificato nei rom, nei gay, negli ebrei, nei musulmani o negli stranieri in genere. Un' "invasione" contro la quale riscoprire e rilanciare presunti valori patriottici attraverso un acceso nazionalismo o velleità separatiste. Un unico fenomeno con mille sfaccettature.
I processi di globalizzazione hanno accompagnato l'ascesa di queste tendenze. La loro progressione, prima lenta poi accelerata, è avvenuta in un quadro che è andato rapidamente trasformandosi, segnato da nuovi rapporti economici e finanziari come da profondi cambiamenti tecnologici, con l'introduzione di un'instabilità generale, di insicurezza e paura. Alcuni mutamenti epocali, come il crollo dell'Unione sovietica, le migrazioni dall'Africa, dall'Asia e dall'Europa orientale, l'11 settembre 2001, le catastrofi ecologiche, hanno a loro volta consentito di far incrociare e legare fra loro sentimenti nazionalistici e razzisti, in un quadro politico europeo segnato dalla crisi dei tradizionali partiti e il manifestarsi di una forte mobilità elettorale calamitata in maniera significativa da chi garantiva, di fronte al caos, soluzioni come la chiusura delle frontiere e la riappropriazione del territorio. In molti paesi a far da collante anche il senso di rabbia per una grandezza venuta meno.
La destra dei partiti conservatori 
A partire dalla metà degli anni Ottanta, si è anche prodotto il progressivo spostamento a destra dei partiti aderenti al Partito popolare europeo. L'originaria matrice cristiano democratica fu messa in discussione, prima con l'ingresso nel 1983 di Nuova democrazia, partito greco ultraconservatore, e qualche anno dopo, nell'aprile 1991, con l'apertura formale del Ppe ai conservatori britannici e danesi. Nel 1994 avrebbe dovuto entrarvi il partito italiano vincitore delle elezioni politiche in quello stesso anno, cioè Forza Italia. Dopo un iniziale rifiuto da parte del Ppe, a causa degli accordi politici ed elettorali con Alleanza nazionale, dati i trascorsi neofascisti di questo partito, l'ammissione ufficiale si concretizzerà definitivamente nel dicembre 1999. Grazie infine alla nascita del Popolo della libertà nel 2009 (partito subito ammesso nel Ppe), a seguito della fusione di Forza Italia e Alleanza nazionale, anche alcune vecchie figure della storia del neofascismo italiano sono entrate a far parte della famiglia popolare europea.
La deriva ungherese
In questo quadro va colta la deriva in corso in Ungheria, un autentico processo di fascistizzazione. Da quando, nell'aprile 2010, il premier nazionalconservatore Viktor Orban e il suo partito Fidesz sono arrivati al governo del Paese, in una progressiva escalation è stata prima varata una nuova costituzione che ha cancellato ogni riferimento alla repubblica, sostituita da espliciti richiami religiosi, poi sono state approvate leggi liberticide con l'intento di sottomettere la magistratura, la produzione artistica, l'insegnamento universitario e la stampa al controllo del governo. Il governo ha anche introdotto «il lavoro utile obbligatorio» (koezmunka) per i disoccupati, in stragrande maggioranza di etnia rom, costretti per non perdere i minimi sussidi di povertà a prestare lavoro manuale, otto ore al giorno, con indosso magliette di riconoscimento, a favore dello Stato.
Da rilevare anche la forte crescita elettorale (il 16,7% alle ultime politiche) del Movimento per un'Ungheria migliore (Jobbik), che ha dato vita a veri e propri gruppi paramilitari (come la Guardia Magiara), protagonisti di marce di intimidazione nonché di diversi episodi di pogrom contro i rom. Di impronta antisemita, Jobbik, formalmente all'opposizione, dichiara di battersi contro le «congiure massoniche e sioniste», ispirandosi alle Croci frecciate, ossia alle milizie di Ferenc Szalasi, salito al potere nel 1944 sotto l'egida degli occupanti nazisti.
Neofascisti e neonazisti
Per quanto il quadro delle organizzazioni apertamente neonazifasciste in Europa si presenti oggi assai frammentato, ciò che con preoccupazione va rilevato è che in taluni casi manifesta un proprio autonomo insediamento elettorale: il British national party in Gran Bretagna (due eletti nelle ultime elezioni europee), l'Npd in Germania (è entrato in alcuni parlamenti regionali) e lo Jobbik ungherese, quest'ultimo diventato una sorta di modello da seguire con il suo mix di radicalismo populista e ideologia nazifascista.
Da segnalare anche l'ormai pluridecennale fenomeno delle bande naziskin, protagoniste, da Est a Ovest, di una innumerevole catena di aggressioni e omicidi, con picchi elevati di violenza in Germania (il tabloid «Bild», citando fonti delle forze di sicurezza, ha parlato di 607 feriti nel 2011), ma soprattutto in Russia, dove in questi anni si sono registrati centinaia di attacchi, spesso mortali, ai danni di immigrati asiatici e caucasici. Alcune reti, da Blood and honour ad Hammerskin, hanno d'altro canto svolto un lavoro spesso sotterraneo di raccordo e moltiplicazione di queste esperienze, favorendo la penetrazione di neonazisti in misura massiccia all'interno delle tifoserie ultras negli stadi di mezza Europa.
L'estrema destra italiana
L'evoluzione dell'estrema destra in Italia è ormai data dalle direttrici di sviluppo di ampi suoi settori, intenzionati, da un lato, a rinverdire le gesta del primo movimento fascista (si veda Casa Pound), dall'altro, a evolversi verso il neonazismo. La tendenza, in questo secondo caso, è all'assunzione in forme sempre più esplicite di riferimenti storici, mitologie e simbologie tratte dalla storia del Terzo Reich. Non un fatto astratto, ma una nuova identità destinata inevitabilmente a produrre conseguenze, riversandosi in una società a composizione sempre più multietnica e complessa. Ci riferiamo alla rivalutazione operata da Forza nuova di alcune formazioni collaborazioniste dei nazisti negli anni Quaranta: parliamo della Guardia di ferro rumena e delle Croci frecciate ungheresi. Ci riferiamo anche all'esaltazione di criminali di guerra come Leon Degrelle, ex generale delle Waffen-SS, ma soprattutto al rilancio di alcune teorie circa la cospirazione dei circoli finanziari e massonici all'origine dell'attuale crisi economica. Tornano a comparire in Italia sui blog del radicalismo di destra termini come «plutocrazia», accompagnati dalla pubblicazione delle vignette nazionalsocialiste degli anni Trenta, con i banchieri e i mercanti con il naso adunco in procinto di spartirsi il mondo.
Antiche ossessioni
In uno studio della fondazione Friedrich Ebert sul razzismo e l'intolleranza in Europa, pubblicato nel marzo scorso, alla domanda posta sull'influenza degli ebrei nei rispettivi paesi, emergeva l'assenso del 19,7% dei tedeschi, del 21,2% degli italiani, del 27,7% dei francesi, del 49,9% dei polacchi e del 69,2% degli ungheresi. Dati su cui riflettere.
Nel passaggio epocale verso società sempre più multiculturali, dentro agli sviluppi dell'attuale crisi capitalistica, va colto l'inquietante riemergere dei miti complottisti e delle antiche ossessioni sulla purezza del sangue e della razza. Pensavamo di essercele lasciati alle spalle.
GIOVANI DESTRE CRESCONO
Questo lo stato dei partiti dell'estrema destra in Europa.
Inghiterra - British National Party 6,2%.
Olanda - Partito per la libertà 17%.
Austria - Partito della libertà dell'Austria e Alleanza per l'avvenire dell'Austria 17%.
Belgio - Vlaams Belang 10,9%.
Danimarca - Partito del Popolo 14,8%.
Grecia - Laos 7,2%.
Francia - Front National 10%.
Svezia - Democrazia svedese 5,7%.
Svizzera - Unione democratica di centro 25,9%.
Norvegia - Partito del progresso 22,1%.
Ungheria - Jobbik 16,7%, Fidesz 52%.
Slovacchia - Partito nazionale 11,96%.
Bulgaria - Ataka 11,96%.
Romania - Partito della Grande Romania 8,6%.

Tratto da Il manifesto 21 marzo 2012

martedì 20 marzo 2012

La Milano - Sanremo si tinge di...No Tav!

napoli no tavQuesta mattina a Novi Ligure, durante il consueto appuntamento del sabato in centro città per distribuire volantini e spiegare ai cittadini il progetto della linea, il comitato novese contro il terzo valico ha salutato il passaggio della classicissima Milano -Sanremo con un fitto sventolare di bandiere no-tav. Persino dalle ammiraglie che sfrecciavano in centro sono giunti segni di apprezzamento, così come dai cittadini novesi, cosa a cui il comitato si sta ormai abituando. Avanza la sensazione di una consapevolezza sempre maggiore sull’opera, non certo grazie a chi l’ha voluta. L’amministrazione continua ad affermare di aver fatto il possibile per mitigare l’impatto del tracciato, ma la natura del  partito democratico è ormai chiara, specie dopo il tentato blitz pro-tav in consiglio regionale da parte di Rocchino Muliere. Il comitato novese sta lavorando  a produrre un’assemblea popolare che chiarisca lo stato dell’arte del progetto e, in base a quanto comincia a trapelare dai piani del costruttore, le caratteristiche della linea che renderebbero invivibile la città negli anni a venire: su tutti la devastazione delle falde acquifere ma anche cantieristica, viabilità, polveri, inquinamento, rumore e vibrazioni. Mentre il comitato novese era impegnato alla Milano – Sanremo quello di Arquata era presente come di conseuto al mercato cittadino. Duemila volantini fra distribuzione al mercato e porta a porta sono stati recapitati nelle mani degli arquatesi, oltre a cento manifesti che sono stati appesi di buon grado dai commercianti sulle vetrine dei negozi. Era terminata da poche ore l’assemblea di Voltaggio ed i comitati sono tornati per le strade. Oggi pomeriggio sarà in piazza quello di Tortona sempre per sensibilizzare la popolazione sulla grande opera devastante per la salute, la vita e il territorio dei cittadini.


Tratto da: notavterzovalico.info